Facility Manager: la qualità dell'aria indoor

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Nella moltitudine degli impegni e delle responsabilità che investono il Facility Manager di un’azienda, un tema assai trattato di cui ancora oggi non si ha il pieno ed effettivo controllo è la condizione della qualità dell’aria indoor strettamente correlata alle attività di manutenzione, pulizia e sanificazione degli impianti aeraulici.

Considerate infatti nella maggior parte dei contesti un componente secondario dell’impianto di condizionamento o di ventilazione, le reti aerauliche rappresentano in molti casi punti di criticità dell’impianto, soprattutto se analizzati da un punto di vista igienico sanitario. Da questa importante considerazione, si è iniziato a sviluppare il concetto di “igiene aeraulica”, branca della scienza medica che si focalizza sullo studio delle interazioni tra salute umana e impianti aeraulici analizzando le condizioni e, consequenzialmente, gli effetti che una mancata manutenzione potrebbe generare.

Su tale tema, importante risulta essere il D.Lgs 81/08 che contempla in maniera approfondita il fenomeno della contaminazione e del cattivo stato igienico-sanitario degli impianti aeraulici. L’articolo 64 obbliga infatti il datore di lavoro a provvedere alla regolare manutenzione e pulitura degli impianti di areazione e, nello specifico, l’allegato IV “Requisiti dei luoghi di lavoro” fornisce precise indicazioni in merito alla pulizia e alla manutenzione, evidenziando l’obbligo di sottoporre tali apparecchiature a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela dei lavorati (§9.1.3) eliminando, in modo tempestivo, qualsiasi sedimento o sporcizia presente all’interno che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute dei lavoratori (§9.1.4).

In merito a queste tematiche, nell’ultimo decennio, il Ministero Italiano della Salute ha inoltre emanato importanti testi sotto forma di Linee Guide che sono stati poi adottati dalla Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano. Sul tema della manutenzione predittiva sugli impianti di climatizzazione sono citati in particolar modo quello pubblicato il 5 Ottobre del 2006 “Linee Guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli impianti di climatizzazione” e quello pubblicato il 7 Febbraio del 2013 “Procedura Operativa per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento dell’aria”.

Soffermandosi sulle attività da svolgere, il D. Lgs 81/08 e le Linee Guida precedentemente citate però non forniscono alcuni valori di carica batteria o micetica a cui rapportarsi per valutare la qualità dell’aria degli ambienti di lavoro. Nell’edizione del 2010, le Linee Guida CONTARP “Il monitoraggio microbiologico negli ambienti di lavoro – Campionamento e analisi” riprende gli intervalli di concentrazione totali di UFC – Unità Formanti Colonie – elaborati nel 1993 dall’European Collaborative Action. Simile classificazione è stata elaborata dalla normativa tecnica europea, recepita in Italia dall’UNI – Ente Nazionale italiano di Unificazione” che ha invece promulgato la UNI EN 15780 (2011) “Ventilazione degli edifici – Condotti – Pulizia dei sistemi di ventilazione”. Tale norma precisa, in modo chiaro ed esaustivo, i livelli accettabili di pulizia e di particolato dei canali aeraulici suddividendo tale classificazione in tre diverse classi (bassa, medio, alta) di qualità dell’aria.

A fronte di uno scenario così articolato di norme, linee guida e decreti risultano però essere totalmente assenti testi normativi che obblighino l’esecuzione di tali procedure e protocolli con definita frequenza dando la possibilità di effettuare tali attività di manutenzione predittiva con una frequenza in disaccordo con le condizioni igieniche sanitarie dell’ambiente indoor ma in accordo con il budget destinato a tali attività, che risulta essere nella maggior parte dei casi non esaustivo a tale scopo.

 

qualità dell'aria indoor

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